End of the year retrospection

Balance
Balance

And this year, too, is coming to an end.

We often live on autopilot, trapped in our everyday lives and swallowed up by the passing of time. Unfortunately (or fortunately) December comes, the Christmas festivities slow us down and, in between meals, we are almost forced to slip into a sort of inspection of ourselves and our lives. Even the psyche knows it: this period matches with the word „change” that marks the end of a year and the beginning of a new one and this gives us a sense of time passing; it is inevitable to take sums on the past months.

I open my Instagram: it has become a tradition to share memories on social media. In these strange and endless last days of the year, and I wonder who made it up, it’s time for the “end of the year retrospection” and planning. I’ve been thinking and rethinking about how to put into words what my feelings are about it; after all, it’s never been easy for me to verbalize strong feelings. I was also pondering on what could be the right content, if any, on which to write my first article. In the end, I have chosen to „break the ice” by talking about my emotions, real and without filters.

To be honest, I have stopped the end of the year retrospecting for quite a while now. Why? I think I’m just figuring it out now. Perhaps I decided to avoid this custom because I was afraid that the “losses” were more than the “gains” and I never liked losing and feeling like a loser. But I’m learning in small steps to come to terms with the reality that doesn’t always fit, unfortunately, with my own.

Graduation day
Graduation day

Emotional breakdown, graduation, tears, light, travel, growth, grief, offerings, moving out, people, love.

I choose to reflect on things that have happened this year, and I find a common thread in them: mutability. I’ve (almost) figured it out that nothing is eternal, in the good and the bad, and that as much as emotions and people are temporary, we are also constantly changing. And we will eventually collect many versions of ourselves and not all of them will look alike.

Last year’s version of me would have focused on the failings and pain that this year brought. She would have never imagined that a year later she would actually be able to „read between the lines” and realize that maybe, deep down, the bright stars were always there, even in the darkest night of the soul. It’s just that she was the one who couldn’t see them before.

A bit of light even in the darkest night
A bit of light even in the darkest night

But there is something in common with the current version of me: instability, which I’m slowly learning to accept. Because I’ve never had any stability, neither my head nor my ideas. Everything I’ve done and experienced has always had the taste of the extreme, all white or all black. I think I’ve almost learned, however, that there are many shades of gray in between.

In a year filled with difficulties and perdition, I feel a small amount of gratitude and I am thankful to every version of myself for having been able to find the strength of redemption. And without this redemption, I would never have had the courage to go on my first solo travel, which gave me the limited happiness my soul needed. And probably without this redemption, I wouldn’t be here today in Krakow.

First solo travel - Greece
First solo travel – Greece

So, in the end, my 2018 resolutions have still not been accomplished and overall I’m okay with that because I realized that some things are made to never fit together; sometimes it’s enough that they can just overlap and stay in balance for as long as it requires. And from this year I (almost) came out anyway; messed up or maybe „undone” as Sorrentino would say.

If 2021 was the year of factor decomposition for you too, my wish is that 2022 will finally be the year of finding the lowest common multiple.

I will try not to come undone, I promise.

Tempo di bilanci

E anche quest’anno è agli sgoccioli.

Troppo spesso viviamo col pilota automatico inserito, inghiottiti dalla quotidianità e dal tempo che passa. Purtroppo (o per fortuna) arriva dicembre, le feste natalizie ci rallentano e, tra una mangiata e un’altra, siamo quasi costretti a scivolare in una sorta di verifica di noi stessi e della nostra vita. Anche la psiche lo sa: questo periodo coincide con la parola „cambiamento” che segna la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo e ciò ci da il senso del tempo che passa; è inevitabile tirare le somme sui mesi passati.

Tempo di bilanci
Tempo di bilanci

Apro il mio Instagram: è diventata ormai una tradizione condividere i propri ricordi sui social. In questi strani e infiniti ultimi giorni dell’anno, e chissà chi l’ha deciso, è tempo di bilanci e pianificazione. Ho pensato e ripensato a come tradurre a parole ciò che sono i miei sentimenti a riguardo; in fondo non è mai stato facile per me verbalizzare sensazioni forti. Riflettevo anche su quale potesse essere il giusto contenuto, nel caso ce ne sia uno, sul quale scrivere il mio primo articolo. Alla fine ho deciso di „rompere il ghiaccio” parlando delle mie emozioni, reali e senza filtri.

Io, a dir la verità, è da qualche anno che ho smesso di fare bilanci. Il perchè? Credo di capirlo solo ora. Forse ho deciso di astenermi da questa usanza proprio perchè temevo che le „perdite” fossero maggiori dei „guadagni” e a me perdere e sentirmi una perdente non è mai piaciuto. Ma sto imparando a piccoli passi a fare i conti con la realtà che non sempre si incastra, purtroppo, con la mia.

Crollo emotivo, laurea, lacrime, luce, viaggi, crescita, lutto, offerte, trasferimento, persone, amore.

Decido quest’anno di riflettere sulle cose successe e ci trovo un elemento in comune: la mutabilità. L’ho quasi capito che nulla è eterno, nel bene e nel male, e che così come emozioni e persone sono temporanee, anche noi mutiamo. Arriveremo a collezionare tante versioni di noi stessi e non tutte si somiglieranno tra di loro.

La versione di me dell’anno scorso si sarebbe focalizzata sulle sconfitte e sul dolore che quest’anno ha portato con sè. Non avrebbe mai immaginato che un anno dopo sarebbe stata in grado di „leggere tra le righe” e di notare che forse, in fondo, le stelle luminose sono sempre state lì, anche nella notte più buia dell’anima. Solo che prima era lei a non riuscire a vederle.

Qualcosa in comune con la versione di me attuale però c’è: l’instabilità, che sto imparando pian piano ad accettare. Perchè io di stabile non ho mai avuto niente, nè la testa nè le idee. Tutto ciò che ho fatto e vissuto ha sempre avuto il sapore dell’estremo, tutto bianco o tutto nero. Credo di averlo quasi imparato però che, nel mezzo, esistono tante tonalità di grigio.

In un anno pieno di difficoltà e perdizione io un pò di gratitudine la provo e sono grata a tutte le versioni di me per aver trovato la forza del riscatto. Riscatto senza il quale non avrei mai avuto il coraggio di partire per il mio primo viaggio da sola, che mi ha regalato quella limitata felicità di cui la mia anima aveva bisogno. E probabilmente senza riscatto non sarei qui, oggi, a Cracovia.

Nuovo capitolo - Cracovia
Nuovo capitolo – Cracovia

I miei buoni propositi del 2018 non sono ancora stati mantenuti e tutto sommato mi va bene così perchè ho capito che alcune cose sono fatte per non incastrarsi mai; a volte basta possano sovrapporsi e che restino in equilibrio per il tempo necessario. E da quest’anno ne sono (quasi) uscita lo stesso; incasinata o forse disunita come direbbe Sorrentino.

E se anche per voi il 2021 è stato l’anno della scomposizione in fattori, il mio augurio è che il 2022 sarà finalmente l’anno della ricerca del minimo comune multiplo.

Io cercherò di non disunirmi, promesso.

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